Ipocrisia dell’Onu
ingovernabilità del capitalismo
La
scorsa settimana si è tenuta a New York la 60ma Assemblea Generale dell’Onu;
un evento salutato in Italia alla marcia della pace Perugia-Assisi di domenica
11 settembre (presenti
Bertinotti, Pecoraro Scanio, Pezzotta, Angeletti, Epifani), che era aperta dal
seguente striscione: 'Salviamo l' Onu, mettiamo al bando la guerra e la miseria;
io voglio, tu vuoi, noi possiamo'.
All’apertura
dei lavori, in presenza di oltre 150 capi di stato e di governo, il premier
svedese Persoon, presidente dell’assemblea, ha affermato che vi erano
obiettivi “ambiziosi e realistici”: la lotta alla povertà, la non
proliferazione nucleare, la pace.
In
realtà questo vertice non ha fatto altro che ratificare una situazione di
assurde disuguaglianze che oggi affliggono il sistema capitalistico mondiale.
Nel rapporto annuale 2005 della stessa Onu, si legge che 1200 bambini muoiono
ogni ora per fame o malattie curabili, gli aiuti ai paesi poveri sono scarsi e
vincolati all’acquisto dei prodotti dei paesi donatori.
Le cinquecento persone più ricche del mondo nel 2003 avevano un reddito totale
superiore a quello dei 416 milioni di persone che sono tra le più povere della
Terra. Nel mondo, due miliardi e mezzo di persone continuano a vivere con meno
di 2 dollari al giorno. I Paesi donatori spendono poco più di 1 miliardo di
dollari l’anno per aiutare l’agricoltura di quelli in via di sviluppo e poco
meno di 1 miliardo di dollari al giorno in sussidi all’agricoltura nazionale.
Cosa hanno deciso di
concreto i capi di stato a New York? Di estendere di un anno il mandato della forza internazionale (ISAF) -
posta sotto il comando della Nato - che opera in Afghanistan, ora a guida
italiana. La missione avrebbe dovuto concludersi il prossimo 13 ottobre.
Hanno
per caso costoro rinunciato alle stratosferiche spese militari,
che oggi assommano a circa 1000 miliardi di dollari all’anno? Anzi: per quanto
riguarda l’imperialismo di casa nostra,
dal Sole 24 Ore del 23 agosto in un articoletto senza grande rilievo veniamo
informati che nel 2004 e 2005 della quota dell’8 per mille assegnata allo
Stato italiano, l' 80% è stato destinato al finanziamento delle
operazioni militari, ovviamente definite missioni di "pace".
Oggi uno dei compiti degli
internazionalisti è quello di smascherare la realtà del capitalismo e
l’ipocrisia dei governi, che dietro retoriche di facciata non fanno altro
che difendere gli interessi economici di cui sono rappresentanti.
Non coltiviamo l’illusione
che nell’ambito di un “covo di briganti” come l’Onu, contenitore nel
quale si definiscono i rapporti di potenza tra gli stati, si possa riformare
questo sistema, come forse pensa chi ha partecipato alla
marcia di Assisi.
Noi
comunisti riteniamo che soltanto con l’abolizione del sistema degli
stati e dei rapporti capitalistici vi potrà essere per gli uomini
una vita libera e florida.