NO al rifinanziamento
delle missioni italiane di guerra

Da ieri (17 luglio) è in discussione in Parlamento il decreto per il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero nel secondo semestre 2006: si tratta di 488 milioni di euro. L’Italia attualmente mantiene oltre 8000 suoi militari in 18 paesi del mondo, in Irak, in Afghanistan, in Kosovo, in futuro in Sudan, per un totale di 29 missioni alla ricerca di nuovi affari per banche, grandi imprese e affini. Ricordiamo che la spesa militare annua dello stato è di oltre 20 miliardi di euro. Questa è la politica dell’imperialismo italiano, condotta dal governo di centrosinistra in continuità con quello di centrodestra: banche, gruppi industriali, lobby industrialmilitari eccetera, intenti a conquistare quote di mercato internazionale con il sostegno dello stato, usano la falsa idea delle “missioni umanitarie”per giustificare i loro sporchi affari. Lo stesso generale Angioni, capo della missione militare in Libano nel 1982, ha detto a La Stampa del 7 maggio che “l’umanitarismo delle missioni è solo nel titolo”; Bertinotti invece, dopo aver votato per otto volte contro il rifinanziamento quando era all’opposizione, recentemente ha sostenuto che i soldati italiani sono in Afghanistan per una “missione di pace”, quando solo nel mese di giugno sono centinaia gli afghani massacrati nelle operazioni militari. E’ ora di dire con forza che le missioni di pace sono un inganno per mascherare gli intenti imperialistici italiani. Anche davanti alla nuova tragedia che colpisce Gaza e il Libano, il governo italiano si limita ad un’ipocrita condanna della violenza e si accoda alla solita ipotesi della “missione di pace” ONU, mentre nasconde che da un anno esiste uno speciale accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele (legge n.94 del 17 maggio 2005), varato dal governo Berlusconi con l’appoggio di una parte del centrosinistra.

Le “missioni di pace” sono missioni di guerra.

Nei giorni in cui in parlamento si tengono il dibattito e il voto al decreto di rifinanziamento, è più che mai necessario esprimere un’opposizione all’imperialismo italiano e ai suoi sostenitori.

Il presidio di oggi 18 luglio (piazza Castello, ore 17,30, davanti alla Prefettura) è un momento importante di questa

mobilitazione

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