Dei vari teatri della guerra globale permanente (Iraq, Somalia, Sudan…), l’Afganistan in questi giorni è quello su cui sono maggiormente puntati i riflettori dei media italiani.

All’indomani della liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il governo fantoccio di Hamid Karzai ha imprigionato, probabilmente torturato e ora incredibilmente accusato di “fiancheggiare i terroristi” il dipendente di Emergency Rahmat Hanefi, che a rischio della propria vita aveva svolto la mediazione con i talebani per il giornalista di Repubblica. Dopo essersi servito di lui, il governo italiano lo ha scaricato (meritandosi l’appellativo di “servo e vigliacco” da parte di Gino Strada), così come l’annunciata cessazione delle trattative per la liberazione dell’interprete di Mastrogiacomo, Adjmal Nashkbandi, ostaggio di serie “B”, ne ha sancito la condanna a morte. Emergency ha curato e cura milioni di persone dalle sofferenze causate dalla guerra; ora dai governi che quella guerra promuovono e finanziano viene forse costretta a rinunciare alla propria attività in Afganistan.

Nel frattempo l’offensiva “Achille” nelle province del sud, portata avanti da circa 5000 tra soldati Nato e afgani, miete quotidianamente vittime tra i civili, rafforzando così l’insofferenza della popolazione verso gli occupanti e il sostegno alla resistenza.

L’occupazione dell’Afganistan, che dura ormai da quasi sei anni, ha fatto oltre 50.000 morti, sta distruggendo un paese e affamando un popolo. Le potenze della Nato, le più guerrafondaie potenze della terra, con questa missione mirano al controllo geopolitico di un’area fondamentale per condizionare Cina e Russia, come lo stesso Ministro della Difesa Parisi ha affermato in tempi non sospetti. Eppure in Italia qualcuno si ostina a spacciare l’intervento dei “nostri” 2000 soldati (che costa qualcosa come 1.500.000 euro al giorno) come “missione di pace”.

Chiunque ripudia la guerra non può non sentire la necessità di ribellarsi a questa situazione. In Italia è necessario dare voce continua agli appelli per la liberazione di Rahmat Hanefi e dare continuità alle iniziative contro la guerra che si sono succedute in queste settimane.

Crediamo che siano destinate all’insuccesso le invocazioni di improbabili conferenze di pace o interventi internazionali (magari ratificati dall’ONU) che per lo più non fanno che avallare lo status quo. Occorre invece estendere ai più ampi strati di popolazione la denuncia e la mobilitazione contro la guerra, perché solo un’azione di massa può costringere i governi a recedere dalle loro criminali politiche.   

 

LIBERTA’ PER RAHMATULLAH HANEFI!

VIA LE TRUPPE ITALIANE DALL’AFGANISTAN E DA TUTTE LE MISSIONI MILITARI!

 

PRESIDIO PERMANENTE IN PIAZZA CASTELLO (Torino)

ogni giorno dalle 17 alle 19

 

Circolo Internazionalista - Via Baveno 23 - aperto tutti i lunedì dalle 21 alle 23

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