L’uragano
Katrina ha colpito le coste degli Stati Uniti e subito ha rotto argini e dighe
che nessun ingegnere poteva garantire: quelli del capitalismo, di una società
in cui tensioni e violenze esplodono improvvisamente quando saltano gli usuali
meccanismi di controllo.
Era stato previsto da giorni, eppure i morti sono
presumibilmente migliaia, soprattutto appartenenti agli strati sociali più
bassi.
Non solo l’uragano era annunciato da giorni;
le debolezze degli argini di New Orleans erano note da anni, ma risorse
preziose per la protezione civile venivano dirottate ai bilanci di guerra e
sicurezza nazionale.
Per
quattro interi giorni la popolazione è stata lasciata morire senza aiuti. Il
messaggio del governo è stato: “ognuno si salvi da sé”. E molti si sono
salvati nei saccheggi, nelle violenze, nello sciacallaggio… Lo Stato ha
risposto con “legge e ordine”, pallottole al posto di pane e acqua. 40 mila
uomini della Guardia Nazionale, in parte freschi dall’Irak, dispiegati non per
salvare gli intrappolati, ma a difesa della proprietà privata con l’ordine di
“sparare per uccidere”. Circondando la città per “garantirne la
sicurezza” la Guardia Nazionale ha impedito ai soccorsi privati di entrare in
New Orleans.
Alcuni giorni dopo, cominciano a vedersi le usuali speculazioni
sulla ricostruzione. Il Sole 24 Ore del 10 settembre, infatti, riporta la
notizia che le ditte che ricostruiranno con fondi federali le regioni devastate
da Katrina potranno pagare gli operai meno del minimo sindacale. Lo ha stabilito
il presidente americano, George W. Bush, che ha sospeso in Alabama, Florida,
Louisiana e Mississippi la legge Davis Bacon sulla parità di trattamento
salariale nei progetti di costruzione finanziati a livello federale.
Il rimedio perché catastrofi di questo genere non
avvengano non è il perfezionamento della società capitalistica, bensì il suo
definitivo abbattimento. Solo quando l’ “uragano sociale” spazzerà via la
divisione della società in classi, gli uomini potranno affrontare le forze
della natura in modo razionale, liberi da quella forma di schiavitù moderna per
la quale la proprietà privata è più importante della vita stessa.