VIA LE TRUPPE ITALIANE DALL’AFGANISTAN

NO AL RIFINANZIAMENTO DELLE MISSIONI MILITARI

NO ALL’AMPLIAMENTO DELLA BASE U.S.A. A VICENZA

 

Negli ultimi giorni si è ripreso a parlare di guerra, soprattutto in relazione al decreto di rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero (da oggi sul tavolo del Consiglio dei Ministri) e all’ampliamento della base militare americana a Vicenza.

Di fronte a queste questioni il governo italiano mantiene finora una posizione chiaramente bellicista:

-Le truppe in Afghanistan partecipano ad un’occupazione sempre più sanguinosa (14.000 morti civili nel solo 2006 secondo Peacereporter), e la Nato nell’ultimo vertice ha chiesto a tutti i paesi impegnati di prestare le proprie truppe in operazioni in prima linea.

-In Libano la cosiddetta “equidistanza tra le parti” è condita da continue dichiarazioni di Prodi e D’Alema in favore di Israele e del governo Siniora, contro il quale centinaia di migliaia di libanesi sono scesi in sciopero denunciandone il carattere filo-occidentale.

-In Iraq le truppe italiane sono state ritirate secondo i progetti del precedente governo, ma le nostre industrie militari fanno affari d’oro riarmando il governo fantoccio di Baghdad, mentre istruttori italiani addestrano gli squadroni della morte delle bande sciite al servizio dell’occupante USA; dunque le mattanze di questi giorni a Baghdad portano anche la firma italiana, e questa firma spesso viene siglata negli uffici delle grandi banche che speculano sulla vendita delle armi, come lo stesso Istituto San Paolo di Torino che ad esempio nel solo 2005 ha appoggiato ufficialmente 109 operazioni di commercio di armi made in Italy.

-In relazione a tutto questo, Prodi ha avuto il coraggio di dire che l’ampliamento della base USA al Dal Molin di Vicenza, che significherebbe creare la più grande struttura militare operativa d’Europa, predisposta per attacchi diretti contro i popoli del Medio Oriente, è un problema solo urbanistico! Alcuni membri dell’opposizione di centrodestra parlano della necessità di “onorare gli impegni” presi (segretamente e sopra la testa di tutti) con gli USA quando loro erano al governo!

L’arte della mistificazione, della falsa coscienza e della menzogna evidentemente non ha limiti per la fantasia dell’intera classe politica del nostro paese.

 

Dall’altra parte c’è la volontà della maggioranza dei cittadini italiani, a partire da quelli di Vicenza che in questi giorni hanno più volte mostrato in piazza il loro dissenso verso la guerra e la militarizzazione del loro territorio, costruendo un’opposizione popolare alla nuova base sul modello di quella che anima l’opposizione al TAV in Valsusa. Il segnale è chiaro, viene da Vicenza ma anche da Bologna, dalla Toscana e da tante altre zone del paese che in questi giorni hanno visto la mobilitazione di pacifisti ed antimilitaristi. E non si tratta dell’opinione di una minoranza di attivisti: ad esempio un sondaggio pubblicato martedì da Repubblica (quotidiano non certo pacifista) rivelava che il 56% della popolazione italiana è per il ritiro dei militari italiani dall’Afganistan.

Nei prossimi giorni sono previsti altri presidi, iniziative territoriali, assemblee, riunioni organizzative, con l’obiettivo di ricostruire un forte ed autonomo movimento contro la guerra.

Il convegno nazionale “Disarmiamoli” del prossimo 10 febbraio a Bologna in questo clima si trasforma giorno per giorno in un importante appuntamento, verso il quale molte realtà convergeranno con l’obiettivo della costruzione di una rete nazionale contro la militarizzazione dei territori, della politica interna ed estera italiana.

La manifestazione nazionale del 17 febbraio a Vicenza, che ci vede sin da ora tutti impegnati, sarà una prima importante prova di forza di un movimento che non ha intenzione di recedere di un passo rispetto ai suoi obiettivi.

 

 

 

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