No
al raddoppio della base Usa di Vicenza!
Via le truppe italiane da
tutte le missioni all’estero!
Il
governo Prodi, in perfetta continuità con il precedente governo
Berlusconi, ha deciso che la nuova base Usa di Vicenza si farà. Questa
nuova base militare, affiancandosi a quella già esistente (Camp Ederle) e
inglobando l’aeroporto Dal Molin, darà vita ad uno degli avamposti di
guerra Usa più imponenti, per dimensioni e capacità offensive, tra quelli
collocati sul continente europeo. Si tratterà di una base centrale per la proiezione
militare statunitense, che servirà a moltiplicare le aggressioni già in
corso, principalmente in Medio Oriente. La città di Vicenza ospita
numerose altre strutture militari sia italiane che statunitensi, ed è anche la
sede della Gendarmeria europea (Eurogendfor), un nuovo corpo militare dell’Unione
europea, nato per essere impiegato in missioni militari all’estero.
Anche la base dell’Eurogendfor, attualmente ubicata nella caserma
“Chinotto”, è il frutto della solita continuità di governo tra
centrodestra e centrosinistra.
Con
tale affollamento di presenze militari, il territorio di Vicenza sembra
rispecchiare con precisione la duplice strategia adottata finora dalla borghesia
italiana, e cioè: da un lato, proseguire la relazione di cooperazione
con gli Usa, puntando ad appoggiarsi sulla proiezione militare della
superpotenza nordamericana per “farsi spazio” in specifici contesti
internazionali (è il caso dell’occupazione dell’Iraq, della concessione del
Dal Molin, ecc…); dall’altro, contribuire alla costruzione delle
capacità militari ed all’aumento di capacità egemonica del polo
imperialista europeo, ritagliandosi al suo interno un ruolo sempre più
significativo, anche attraverso interventi militari concertati tra le potenze e
la valorizzazione della presenza italiana nei più importanti ambiti
multilaterali: Nato, Onu, ecc. (è il caso di strutture come l’Eurogendfor,
della missione militare in Libano, ecc…). I due aspetti – per il momento
complementari – di questa strategia, corrispondono perfettamente agli
interessi (di rapina e sfruttamento) dell’imperialismo italiano.
Se
quindi il governo Prodi ha concesso l’allargamento della base statunitense
all’aeroporto Dal Molin, lo ha fatto nel contesto di una strategia di alleanza
e collaborazione militare con gli Usa che, per il momento, continua ad essere
attivamente perseguita e ricercata dalla borghesia imperialista italiana.
Tra l’altro, visto che la nuova base ospiterà corpi speciali statunitensi attualmente
impegnati a massacrare il popolo iracheno, la concessione del
“raddoppio al Dal Molin” permetterà al governo Prodi di continuare a
rivendicare un “contributo logistico” dell’Italia nell'occupazione
militare dell'Iraq. Nulla di più sbagliato, dunque, che descrivere la
decisione del governo italiano come l’“ennesimo” esempio di
“sottomissione”, “servilismo”, “vassallaggio”, ecc., nei confronti
degli Stati Uniti o come l’“ennesima” dimostrazione del fatto che
l’Italia sarebbe una “colonia” degli Usa. Chi usa tali espressioni, oltre
a compiere un grave errore analitico, non fa che accodarsi all’ala
“sinistra” della stessa compagine governativa, che si sgola per sostenere
che l’unica responsabilità attribuibile al governo Prodi sarebbe quella di
aver accettato l’“ennesima imposizione americana”! Tra l’altro,
in tal modo si scivola inevitabilmente tra le braccia di quel fronte eurosciovinista
trasversale (ma che ha il suo campione proprio nel premier) che anche in
Italia va organizzandosi parallelamente all’avanzare del “processo
d’integrazione europea”. Anche affrontare la questione dell’allargamento
della base al Dal Molin brandendo la rivendicazione del “recupero della
sovranità nazionale” è un modo per fare un favore al “governo amico”
(cioè al vero responsabile) o per assecondare, nei fatti, le correnti
del militarismo italiano che hanno come unico scopo quello di sostituire i
bombardieri a stelle e strisce con bombardieri tricolore o europei.
Il pacifinto Bertinotti ha già dichiarato che il problema non sono le basi
militari ma «la conquista dell'autonomia dell'Europa dalle altre potenze
mondiali», un noto reazionario come l’ex ambasciatore Sergio Romano si è
espresso in termini del tutto simili a quelli di Bertinotti… osservando una
siffatta coppia ci si accorge in quale pantano sciovinista e militarista conduca
l’assurda retorica che dipinge l’Italia come una “colonia degli Usa”.
Di
fronte a simili aberrazioni – che purtroppo trovano sponda anche in alcune
realtà di compagni – è necessario ribadire che l’Italia è un paese
imperialista e che la vera questione posta dall’allargamento della base
Usa al Dal Molin è quella della progressiva militarizzazione del territorio,
da intendersi innanzitutto come conseguenza delle aggressioni
imperialistiche. Infatti, l’ampliamento delle basi militari (a Vicenza
come a Napoli) e l’intensificarsi delle attività militari lungo tutta
la penisola, rappresentano la propaggine interna della nuova ondata di
aggressioni scagliata dall’imperialismo e rispecchiano fedelmente il ruolo
di primo piano che l’imperialismo italiano ha assunto in quest’offensiva.
Le basi militari di cui è costellato lo stivale, tutte, anche quelle
Usa, sono l’inevitabile corrispettivo interno della proiezione esterna,
politica e militare, messa in campo dall’Italia e dell’inevitabile gioco di
alleanze e collaborazioni che ne consegue. Conviene in proposito non dimenticare
che gli “eroici” soldati italiani, sono già dispiegati su 25 fronti di
guerra (non per nulla le spese militari aumentano costantemente!).
Non è un caso, del resto, che tutti gli opportunisti si
sforzino di negare questo legame, cercando ogni pretesto per provare a separare
la mobilitazione contro l’allargamento della base Usa di Vicenza da quella per
il ritiro dei soldati italiani da tutte le missioni all’estero. E’ fin
troppo evidente che in tal modo le forze della maggioranza governativa (spesso
per il tramite dei finti “critici” che presidiano entrambe le mobilitazioni dall’interno)
provano a conseguire un duplice obiettivo: da un lato, isolare la lotta della
popolazione vicentina condannandola ad un rapido deperimento nella ristretta
dimensione “locale”; dall’altro impedire che la lotta contro la guerra si
rafforzi contaminandosi con la radicalità espressa in queste settimane dalla
mobilitazione “NO Dal Molin”.
Conviene
allora ribadire forte e chiaro che l’allargamento della base di Vicenza e le
missioni all’estero in cui è impegnata l’Italia, sono la medesima cosa
vista da due angolazioni differenti, poiché le basi militari, tutte le
basi, anche quelle statunitensi, sono un effetto delle missioni all’estero, sono
le missioni stesse che si ripresentano all’interno in forma “territorializzata”.
I diversi colori delle basi dislocate lungo lo stivale rispecchiano le alleanze,
le collaborazioni, gli scambi, le relazioni, cercate e volute dall’Italia
stessa per affermare un complessivo e sempre più intenso ruolo di guerra sul
piano internazionale. Quindi, lottare contro l’allargamento della base al Dal
Molin equivale inevitabilmente – lo si voglia o no – a lottare contro le
guerre di aggressione e occupazione che dall’Iraq, all’Afghanistan, ai
Balcani, al Libano, ecc., vedono l’Italia schierata in prima fila.
Le soggettività che in questi anni si sono mobilitate contro la guerra imperialista, hanno perciò il dovere di sostenere la lotta contro l’allargamento della base di Vicenza. Essa, per i suoi caratteri di lotta autorganizzata ed autonoma dai partiti, ha le potenzialità per trasformarsi in un momento di coagulo e moltiplicazione della forze, tale da consentire di rilanciare la battaglia per il ritiro di tutti i militari dall’estero. E’ evidente, del resto, che per bloccare realmente l’allargamento della base – per esprimere la forza necessaria, senza cadere nelle trappole dei “tavoli per la riduzione del danno” e nei giochetti delle istituzioni locali – è indispensabile allargare la mobilitazione sviluppando tutti gli elementi di generalizzazione racchiusi nella “questione Dal Molin”.
Conviene
in proposito ricordare che il proliferare di basi e attività militari è solo
una delle “facce interne” della guerra imperialista. Le scelte di guerra
del governo Prodi hanno come ulteriore e inevitabile corollario i drastici tagli
alla spesa sociale previsti dall’ultima Legge finanziaria, tagli
realizzati proprio per far posto ad un corposo aumento delle spese militari
(portate a 21 miliardi di euro). La mobilitazione contro l’allargamento
della base Usa di Vicenza, dunque, si colloca pienamente all’interno
della più vasta dinamica di opposizione sociale al governo Prodi che va
sviluppandosi grazie all’impegno del sindacalismo di base e alle lotte dei
lavoratori. Non solo. E’ necessario non dimenticare che la militarizzazione
del territorio prodotta dalle basi procede parallelamente alla
“militarizzazione sociale” generata da una sempre più drastica legislazione
“emergenziale” che con la scusa della “lotta al terrorismo” cerca di
comprimere gli spazi di agibilità politica per l’autorganizzazione dei
lavoratori. Opporsi alle politiche guerrafondaie del governo Prodi, opporsi
all’allargamento della base di Vicenza e alla militarizzazione, significa
anche contrastare il complessivo clima di guerra che i padroni vogliono calare
nel paese, innanzitutto respingendo le campagne scioviniste e islamofobiche
che prendono di mira soprattutto gli immigrati, volte
ad annichilire qualsiasi prospettiva di unificazione degli oppressi e
degli sfruttati.
La
mobilitazione contro l’allargamento della base di Vicenza può segnare
l’atto di nascita di un nuovo percorso di autorganizzazione sociale in
grado di unificare e generalizzare la lotta contro tutte le basi militari
(statunitensi, italiane, europee, ecc… ) e quella contro il saccheggio del
territorio (dalla Val di Susa a Scanzano Jonico), realizzando al contempo un
complessivo rilancio del movimento contro la guerra. Quest’ultimo oggi
è chiamato a riaffermare con determinazione la propria autonomia
politica, innanzitutto ricostruendosi come parte integrante della più ampia
opposizione di classe al governo padronale di Prodi, schierandosi senza
riserve a fianco dei popoli che resistono alle aggressioni dell'imperialismo e
adoperandosi per sostenerne attivamente le componenti comuniste radicate nel
proletariato e tra le masse lavoratrici.
Contro
TUTTE le basi, per la completa smilitarizzazione dei territori!
Contro il
rifinanziamento delle missioni di guerra in Afghanistan, Libano, ecc.!
Rilanciamo
la mobilitazione per il ritiro immediato dei militari italiani da tutte le
missioni all’estero!
Fuori
l’Italia dal Libano! Contro la missione Onu “Unifil II” e tutte le
occupazioni mascherate da “missioni di pace”!
Contro il governo guerrafondaio e antioperaio di Prodi, contro la Legge finanziaria che aumenta le spese militari e taglia le spese sociali... rilanciamo l’autorganizzazione dei lavoratori!
Contro
l’imperialismo italiano e tutte le sue “missioni”, siano esse con o senza
gli Usa, con o senza la Nato, con o senza l’Ue, con o senza l’Onu!
Difendiamo l’autonomia del movimento: via gli opportunisti, complici del governo e della sua maggioranza!
Afghanistan, Libano, Dal Molin… governo Prodi, governo di
guerra!
Collettivo
internazionalista di Napoli (kollintern@gmail.com)
Corrispondenze Metropolitane – Roma (cmetropolitane@yahoo.it)
GCR – Gruppo Comunista Rivoluzionario (lav_com@tin.it)
Circolo
Internazionalista di Torino (cinternazionalistato@libero.it)
fot.in.prop.
16/02/2007