Iraq: tre anni
e mezzo di guerra,
centinaia di migliaia di morti iracheni e circa 3 mila della
coalizione occupante,
enormi distruzioni, regolare assenza di elettricità,
acqua, benzina,
più del 50% di disoccupati,
una guerra civile strisciante in cui la lotta contro
l’occupazione e gli scontri tra etnie e confessioni religiose si intrecciano
con la lotta per il controllo della rendita petrolifera.
Il disastro
iracheno ha contribuito al terremoto elettorale americano, ha
determinato la rimozione del Segretario alla Difesa D. Rumsfeld.
Mentre il governo Prodi sta
mettendo in atto la scelta del ritiro delle truppe dall’Irak entro fine anno,
già deciso dal governo Berlusconi (perché cominciavano a diventare un handicap
ai fini del raggiungimento degli obiettivi imperialistici dell’Italia), le
mantiene in Afghanistan come nei Balcani, e ha mandato 2.500 uomini in Libano,
dove si stanno già riaddensando vapori di guerra.
L’invio delle truppe in Libano ha visto il sostegno entusiasta
di gran parte dello schieramento ex-pacifista; le bandiere arcobaleno, inastate
sui mitra sono divenute tricolori. O si è contro il
capitalismo e contro l’imperialismo di casa nostra, o si finisce da esso arruolati.
È necessario rimuovere le macerie del movimento di opposizione alla guerra in Irak, che si era andato
sfrangiando proprio mentre la violenza là aumentava, e lavorare per costruire
un movimento più solido perché su basi più chiare, di opposizione
all’imperialismo italiano.
La missione in Libano non fa eccezione, ha
il medesimo carattere imperialistico.
“Il nemico è in casa nostra” è il principio da cui ogni internazionalista deve partire.
Essere contro il nemico in casa nostra significa opporsi non
solo alle manifestazioni militari dell’imperialismo italiano, ma essere contro
tutta la sua politica, interna di sfruttamento di classe ed esterna di influenza economica e politica. Significa essere contro
la sua politica nei confronti di Israele, ma anche
contro gli intrallazzi dei governi italiani con le borghesie arabe, non meno
reazionarie, che sono una costante della politica estera italiana (e spesso
europea) degli ultimi decenni.
La nostra battaglia non si propone di spostare l’asse della
politica estera dello Stato italiano (seminando illusioni riformiste), ma di
costruire un movimento di opposizione alle politiche
imperialiste dei governi della borghesia, passaggio obbligato nella lotta per
il comunismo.
Il nostro referente nelle aree al centro del confronto
politico e militare non possono essere gli Stati e le forze che, pur
opponendosi,
in questa fase, a settori dell’imperialismo come quello
americano, reprimono il movimento operaio e le correnti comuniste al suo
interno. L’appoggio a quegli Stati e a quelle correnti (in maggioranza islamiche)
fa parte delle opzioni politiche spendibili dallo
Stato italiano ed
è quindi incompatibile con una coerente opposizione al nostro imperialismo.
Il nostro referente sono
le correnti comuniste radicate nel proletariato, che si battono per l’autonomia
di esso da tutte le altre classi e intorno a questa prospettiva chiamano alla
lotta tutti coloro che sono contro gli imperialismi occupanti, il Governo
fantoccio in carica e tutte le correnti politiche nazionaliste che sono e non
possono che essere reazionarie. L’esistenza di forze comuniste in paesi come
l’Irak e l’Iran rende il nostro internazionalismo una prospettiva concreta e
non una predica astratta.
La creazione di un movimento genuinamente
internazionalista, contro il proprio imperialismo, in un paese della UE come l’Italia rafforza le posizioni di quelle forze
comuniste, rendendo il loro internazionalismo una possibilità concreta.
È in questa prospettiva che il Comitato di Lotta
Internazionalista, oltre alle singole forze firmatarie di questo testo, ha
invitato un esponente del Partito Comunista
Operaio d’Irak a partecipare a
delle
CONFERENZE-DIBATTITO in alcune città italiane:
·
Pavia – Mercoledì 22 novembre, ore 20,30, Centro
Scapolla, Corso Garibaldi 20
·
Torino – Giovedì 23 novembre, ore 21, Comitato di
Quartiere di via Millio 20
·
Spezia – Venerdì 24 novembre, ore 17, sala ARCI, via 24 Maggio
·
Milano – Sabato
25 novembre, ore 10, presso Libreria Calusca, via
Conchetta 18.
in
pr. Ple Nigra