25 Aprile: “L’Italia è una repubblica nata dalla resistenza”?

 

Oggi come ieri, a fianco della Resistenza

per l’emancipazione dei popoli di tutto il mondo

 

E’ doveroso, per chi si batte per una società libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, fare un collegamento storico con quella che è stata una tappa di lotta per l’emancipazione dell’umanità: la liberazione dal nazifascismo, sancita dall’insurrezione di Milano del 25 aprile 1945.

E’ bene tenere presente che il ventennio fascista non fu semplicemente una “deviazione storica”, bensì la conseguente reazione di contrapposizione a quel processo rivoluzionario di emancipazione  che si era avviato in Italia con le lotte dei lavoratori (biennio ‘19-‘21) dopo il grande massacro della prima guerra mondiale.

La reazione fascista vinse perchè appoggiata da folte schiere sociali reazionarie rappresentanti del capitalismo e per l’inetta inconcludenza del riformismo di allora che non organizzò un’opposizione di massa.

Nel ’45 buona parte della borghesia italiana si tolse la camicia nera per indossarne una più congeniale, quella repubblicana e democratica. Le masse e i lavoratori, si erano battuti per un’Italia dove veramente gli uomini fossero liberi ed uguali, si ritrovarono di nuovo con quelli che precedentemente detenevano il potere economico e sociale, costretti a subire la “ricostruzione nazionale”con forti repressioni (sindacali e politiche), pesanti sacrifici e migliaia di licenziamenti.

E’ questa la resistenza che vogliamo rivendicare, quella dei lavoratori, delle masse sfruttate, degli anarchici, dei socialisti di sinistra, dei comunisti eterodossi e libertari, e di tanti altri partigiani che hanno lottato e molti pagato con la vita per un nuovo mondo.

E’ per questo che per tanti di essi e anche per tanti di noi la resistenza non è mai terminata, anche perché le manganellate ancora oggi si accaniscono sulle teste di chi lotta per l’emancipazione di questa società. Ancor più quando con la compiacenza delle autorità “democratiche” si lascia  sfilare quella feccia fascista del passato come è recentemente avvenuto proprio a Torino, città medaglia d’oro della resistenza.

Gli esempi della lotta partigiana, impressi nella nostra memoria (come quello del torinese Dante Di Nanni), aiutano a comprendere e sostenere le lotte che oggi in vari paesi del mondo (Afghanistan, Iraq, Libano, Palestina e molti altri) i popoli dei paesi occupati conducono contro i loro aggressori, questi ultimi spesso travestiti da portatori di pace.

Tra gli imperialismi occupanti primeggia l’Italia, che tra l’altro in Afghanistan si sta rendendo complice della vendetta del governo “democratico” di Karzai, fantoccio della Nato, nei confronti dell’esponente afgano di Emergency, Rahmatullah Hanefi. Dopo aver usato la sua indispensabile mediazione per la liberazione del giornalista Mastrogiacomo, il governo italiano non si è opposto all’arresto di Hanefi, che ora è incredibilmente accusato di concorso nell’omicidio dell’interprete di Mastrogiacomo. Quest’accusa implica, a detta dei diplomatici afgani, la condanna a morte senza diritto ad una difesa legale. E in questi anni di occupazione militare l’Italia ha finanziato e coordinato la riforma del sistema giudiziario afgano!

Lo stesso governo italiano in queste settimane insiste con arroganza nel voler portare avanti progetti devastatori come il Treno ad Alta Velocità e il raddoppio della base militare americana a Vicenza; contro questi progetti è nata una nuova Resistenza popolare, erede della tradizione partigiana.

Le manifestazioni in programma a Torino il 24 e 25 aprile vogliono sottolineare la continuità della pratica della Resistenza, generazione dopo generazione.

 

 

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