1° Maggio 2006

giornata internazionale di lotta per l’emancipazione dei  lavoratori di tutto il mondo

 

Primo Maggio 1886: i martiri di Chicago segnano un passo verso l’emancipazione dei lavoratori con la lotta per le otto ore. Oggi, 120 anni dopo, questa emancipazione è lungi dall’essere raggiunta; la lotta per una società libera, senza sfruttamento e senza classi, è quanto mai all’ordine del giorno.

 

Le guerre continuano: sono ormai  decine i conflitti di cui l’umanità sta pagando un caro prezzo con  migliaia di morti soprattutto tra i proletari e gli strati più poveri; altri se ne preparano (vedi Iran), i rapporti trale potenze sono in continua tensione per la spartizione di quote di mercato mondiale e di sfere di influenza.

In tutto questo i lavoratori e il proletariato in generale sono coinvolti a vari livelli:

            -pagano con lavoro supersfruttato e con sacrifici le spese belliche

           -pagano di persona con la vita, coinvolti direttamente nei conflitti

La morte dei tre militari italiani a Nassiriya, lo scorso 27 aprile, ha ricordato che l’Italia è in guerra, complice della feroce occupazione anglo-americana in Irak. La finta “missione di pace” per gli interessi petroliferi dell’ENI è ormai sporca del sangue di migliaia di vittime. Ribadiamo dunque con forza: via le truppe di occupazione dall’Irak!

 

Se all’esterno la borghesia italiana preme con le sue guerre per la conquista di spazi di mercato, all’interno la pressione si esercita sui lavoratori.

-L’incertezza sociale incalza: oggi pochi possono scommettere sul proprio futuro e su

quello della propria famiglia.

-La precarietà è l’unica certezza: soprattutto per i giovani; ormai la maggior parte delle assunzioni effettuate dalle aziende avvengono sottoforma di contratti atipici.

-Salari e stipendi sono tra i più bassi d’Europa: negli ultimi anni il potere di acquisto dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni in Italia è fortemente calato.

-Rendite e profitti crescono: la borghesia e i suoi rentiers hanno mantenuto ottimi guadagni, riuscendo a scaricare sui lavoratori e sui giovani le loro difficoltà a restare competitivi nel mercato, anche attraverso lo spostamento delle attività produttive verso paesi dove la manodopera costa meno: il caso della Eaton di Rivarolo si inserisce in questo quadro.

I voti di speranza dei lavoratori presto saranno disillusi dal nuovo Governo Prodi. I nuovi servitori della borghesia italiana, vittoriosi per un pugno di voti, sono già all’opera per garantire gli impegni presi verso Montezemolo e soci.

 

I lavoratori non possono  lasciare in mano a rappresentanti di altre classi le proprie prospettive, bisogna che la parte più cosciente si organizzi e porti avanti:

-Una opposizione di classe ai bassi salari e alla precarietà, partendo dai luoghi di lavoro e dai quartieri per promuovere organismi unitari di lotta, che superino i formalismi legati alle sigle di appartenenza.

-Una posizione internazionalista: i nostri compagni sono i lavoratori di tutto il mondo, in lotta contro le rispettive borghesie e contro tutte le guerre: un unico filo unisce i proletari immigrati americani, la nuova classe operaia asiatica, i giovani francesi, le pur frammentate  situazioni di lotta italiane.

-Un movimento di classe internazionale che riprenda la lotta per il superamento del capitalismo.

-Un movimento rivoluzionario per un mondo di liberi ed eguali!

      Comitato di lotta internazionalista- Circolo Internazionalista -Torino  

                                        Via Baveno 23

Aperto tutti i venerdi dalle 21 alle 23

                          www.lottainternazionalista.org               fip29.4.06