CONTRO LA GUERRA, CONTRO IL CAPITALISMO
IL NEMICO NON E' OLTRE LA FRONTIERA
 

documento politico del Comitato di Lotta Internazionalista – ottobre 2005

 

Il Comitato di Lotta Internazionalista nasce a partire da tre constatazioni fondamentali:

■ non esistono oggi problemi che riguardano i lavoratori, che non abbiano radici e dimensioni internazionali;

■ vi sono due ordini di visioni e di posizioni su questi problemi: quello della borghesia e quello del proletariato.

Per borghesia intendiamo la classe sociale dei capitalisti, grandi e piccoli, che possiedono i mezzi di produzione e gestiscono la ricchezza di un paese attraverso lo stato. Per proletariato intendiamo la classe di coloro che, attraverso il lavoro salariato, manuale o intellettuale, producono gran parte della ricchezza sociale ma non la gestiscono.

la guerra sta divenendo un elemento sempre più presente e ricorrente nella vita di milioni di persone, l’Italia vi è sempre più coinvolta.

 

Due classi, due visioni

 Il Comitato di Lotta Internazionalista si propone di riunire coloro che intendono far valere il punto di vista di classe dei lavoratori salariati nella loro lotta contro il capitale, contrapponendosi ad ogni divisione basata su razza, nazione e religione.

Ovunque la borghesia esercita una pressione crescente sulle condizioni di lavoro e di vita del proletariato, per aumentare i propri profitti; con le loro “riforme” i governi di destra come di sinistra cercano di strappare ai lavoratori le passate conquiste. Nei paesi in fase di sviluppo la borghesia cerca di stroncare sul nascere qualsiasi lotta proletaria. La sempre più forte concorrenza sul mercato mondiale acuisce questa pressione.

La visione della borghesia si appella alle “necessità oggettive” della concorrenza, agli “interessi nazionali” e aziendali “comuni” tra lavoro e capitale.

La visione del proletariato non può che partire dall’essere classe internazionale, dall’unità degli interessi storici dei lavoratori salariati di tutte le nazioni. Dove i lavoratori si sottomettono alle ideologie della nazione e della concorrenza reciproca il risultato è un peggioramento generale delle loro condizioni, fino a diventare truppa da macello per le rispettive borghesie quando queste si impegnano in qualche guerra militare.

Il carattere internazionale della classe lavoratrice è evidente soprattutto se si guarda al numero di immigrati oggi distribuiti in tutto il mondo. In Italia ve ne sono circa tre milioni, che mediamente vivono in condizioni anche più pesanti dei lavoratori italiani che per più di un secolo sono emigrati oltre confine e oltremare. I governi italiani ne legalizzano, tra mille difficoltà, solo una parte, indispensabile per i lavori più pesanti e disagiati; gli altri, quelli che non sono detenuti nei CPT o ricacciati di là del mare, sono costretti a vivere come irregolari, senza diritto alcuno e sotto il ricatto continuo del licenziamento, spesso spinti a delinquere dall’assenza di alternative legali per chi è clandestino. Ė la Bossi-Fini che moltiplicando i clandestini alimenta la criminalità. Recentemente il pacchetto Pisanu ha peggiorato questa situazione.

Quegli stessi borghesi che predicano il libero mercato sbarrano il libero ingresso della forza lavoro.

Occorre contrastare le chiusure nazionalistiche a difesa di effimeri privilegi. I proletari immigrati non “rubano” ma portano il lavoro. La posizione del proletariato non può che essere per l’eliminazione di tutte le barriere alla libera circolazione della forza lavoro, per la parità di diritti ai lavoratori immigrati. Solo così si può contrastare la divisione dei proletari per nazionalità, la loro messa in concorrenza reciproca, e gettare le basi per l’unione internazionale dei lavoratori.

 

Internazionalismo contro la guerra: ritiro incondizionato delle truppe italiane dall’Irak

 Nel secolo scorso le guerre hanno provocato un centinaio di milioni di morti: più “civiltà”, più barbarie.

Dopo il 1989, con la caduta del falso socialismo, le potenze vincitrici ci avevano annunciato un mondo di pace e di prosperità. Invece è seguita una catena di guerre senza fine, con altri milioni di morti: Seconda Guerra del Golfo (1991), Balcani, Africa (Congo, Ruanda, Somalia), Afghanistan e di nuovo Irak, dove da due anni e mezzo non passa giorno senza nuovi massacri.

L’attuale occupazione dell’Irak era stata annunciata come una “guerra preventiva” per impedire l’uso di “armi di distruzione di massa”: non ne è stata trovata l’ombra. Era poi diventata “guerra umanitaria” contro una dittatura sanguinaria: dopo due anni e mezzo il governo “democratico” si regge ancora sulle truppe di occupazione e gli squadroni della morte irakeni.

Hanno infine detto che era “guerra contro il terrorismo”: ma proprio l’aggressione e l’occupazione hanno reclutato più terroristi che le prediche dei più fanatici mullah – reazione nazionalista all’oppressione e al terrorismo delle grandi potenze imperialiste occidentali.

In realtà la guerra era stata pianificata  ben prima dell’11 settembre 2001, per prendere il controllo del cuore petrolifero mondiale e condizionare tutte le altre potenze. Una tipica guerra imperialista.

All’occupazione l’Italia partecipa in prima fila, con circa 3.000 soldati.

L’imperialismo italiano è complice primario della dura occupazione a guida americana e britannica, degli innumerevoli massacri culminati nella feroce e sistematica distruzione di Falluja. Esso si è precipitato in Irak per ghermire licenze petrolifere sui campi di Nassiriya e sperando di accrescere la propria influenza all’ombra dei vincitori. Le sue truppe hanno esercitato la repressione contro la popolazione e organizzazioni di lavoratori della regione. Inoltre l’imperialismo italiano è oggi presente con truppe in 17 diversi paesi, ed è a capo della missione ISAF-NATO in Afghanistan dove impegna 2 mila uomini; non è mai stato così impegnato militarmente all’estero dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

I lavoratori italiani non devono pensare che questa guerra non li riguardi. Non solo i costi della guerra gravano come sempre sui lavoratori, ma già il terrorismo generato dalla guerra viene usato per varare leggi che domani potranno essere usate contro i lavoratori in lotta, e per dividere i lavoratori, gettando il sospetto su quelli provenienti da regioni musulmane.

I bombardamenti sulla popolazione civile in Afghanistan e in Irak, come gli aerei sulle Twin Towers e le bombe sui treni di Madrid e Londra, sono usati dalle borghesie per creare un solco sempre più profondo tra i proletari delle metropoli imperialiste e quelli dei paesi in via di sviluppo, per impedire qualsiasi contatto e collaborazione tra di loro, per intrupparli nei fronti di guerra – qui con lo spauracchio del terrorismo “fondamentalista”, là chiamandoli alla “guerra santa” contro gli oppressori.

Il Comitato di Lotta Internazionalista vuole colmare questo solco, allacciare rapporti internazionalisti tra i proletari di questi paesi per una battaglia comune contro le rispettive classi dominanti, a prescindere dal posto che queste occupano nella gerarchia mondiale degli sfruttatori.

Il primo passo in questo senso nelle metropoli occidentali, date le forze oggi esistenti, è promuovere la mobilitazione per il ritiro immediato senza condizioni delle truppe d’occupazione dall’Irak, a cominciare da quelle italiane. Solo lanciando un segnale forte di rottura col “nostro” imperialismo potremo cominciare a intrecciare rapporti con i proletari dei paesi che ne sono vittime.

 

Denunciare il tentativo di costituire un polo imperialista  europeo

 Siamo contro l’imperialismo di casa nostra in qualunque schieramento esso si collochi: oggi con l’imperialismo USA, ma domani, magari con un governo di centrosinistra, potrebbe essere con gli imperialismi europei che hanno cercato di contrastare gli USA sull’Irak, a difesa dei propri interessi strategici. Sarebbero sempre gli stessi interessi reazionari da denunciare e combattere.

Gli Stati Uniti d’America sono oggi la potenza militare dominante, che impone militarmente il suo ordine su larga parte del pianeta. Ma da un punto di vista industriale e finanziario le potenze europee non sono da meno – e se ne avessero la forza userebbero gli stessi metodi degli USA (vedi il massacro compiuto dalle truppe francesi contro i manifestanti in Costa d’Avorio). Già essi lavorano per scalzare l’influenza USA nel Medio Oriente, e in Asia offrono armi alla Cina.

Altre potenze, come Giappone, Russia, India Brasile, svolgono o svolgeranno un ruolo sempre più significativo nelle relazioni internazionali.

Finora gli imperialismi europei hanno trovato pochi momenti di unità sul terreno politico-militare (la spedizione in Congo; le operazioni nei Balcani e in Afghanistan, queste ultime a fianco degli USA), mentre la tendenza all’unificazione politica europea ha subito una battuta d’arresto con la bocciatura del referendum francese e olandese sulla Costituzione. Ma l’ideologia europeista è forte in ambienti sindacali e della sinistra, e va combattuta in ogni sua variante.

   

Impegno internazionalista

 Il Comitato di Lotta Internazionalista intende diffondere tra le masse, nella classe lavoratrice e nella gioventù le posizioni politiche sin qui esposte, e promuovere l’unione e collaborazione di individui e gruppi per un fronte di intervento comune.

In quest’azione siamo consapevoli che la lotta contro le guerre in corso e per la difesa dei diritti dei lavoratori non basta. Occorre combattere contro le forze che generano le guerre. Queste non sono nella psicologia dell’uomo, ma nei rapporti sociali capitalistici. E’ il capitale che, concentrato, deborda dai confini nazionali per conquistare il mercato mondiale, tende a dominare altre aree e appropriarsi di più ampie risorse e plusvalore: con le merci, con gli investimenti, con la finanza, con la diplomazia e con le armi. Non vi sono possibilità di riformare questo sistema, di eliminarne gli aspetti negativi, poiché l’instabilità e le contraddizioni sono nella sua stessa natura.
Solo la lotta per il superamento del capitalismo ed il passaggio ad una società comunista, senza stati e senza classi, può liberare l’umanità dalle guerre, dalla fame e dalle assurde contraddizioni in cui essa è ora invischiata.
Da questo punto di vista il comunismo, inteso come una tappa del progresso storico dell’umanità, è superiore al dissidio stesso tra borghesia è proletariato; la lotta per il superamento del capitalismo coincide con l’interesse della società intera.
Dato lo sviluppo del capitalismo in tutto il mondo, questa lotta non può che essere internazionale.
 
 

LE INIZIATIVE DEI PROSSIMI MESI

 Di seguito elenchiamo le iniziative in programma per i prossimi mesi, intorno a cui proponiamo a tutti di collaborare ai vari livelli.

 

1. INCHIESTA NEI LUOGHI DI LAVORO. Attraverso un questionario su temi di attualità, da far circolare e raccogliere nei luoghi di lavoro, vogliamo conoscere meglio la situazione lavorativa dei salariati italiani e che cosa essi pensano della guerra in Irak, dell’Europa, dell’immigrazione, dell’internazionalismo. Il questionario è già stato provato nelle scorse settimane, in alcuni punti di passaggio a Torino, Ivrea e Pavia, dove sono stati compilati un centinaio di esemplari. Ampliandone la circolazione può diventare uno strumento di contatto e di conoscenza semplice e utile.

 

2. MOSTRA INTERNAZIONALISTA. Serie di pannelli con testi e immagini sull’imperialismo italiano in Irak, la spesa militare nel mondo, la povertà e vari altri argomenti. Sinora la mostra è stata presentata a Torino e Ivrea; è nostra intenzione di ampliarla e utilizzarla nelle piazze e nei mercati di molte città italiane.

 

3. APPROFONDIMENTI SU VARI TEMI. Intendiamo promuovere un lavoro di studio ed elaborazione, coordinato tra vari compagni, su alcuni temi di particolare importanza politica. Tra i vari argomenti che meritano attenzione, quelli che abbiamo scelto sinora e che saranno a breve oggetto di incontri-dibattito, sono i seguenti:

-          Il Medio Oriente e la guerra in Irak.

-          Il ciclo capitalistico nelle varie aree del mondo e la questione della crisi.

-          L’imperialismo italiano e la sua proiezione economica politica e militare.

Vi sono numerosi altri filoni che andrebbero analizzati: la possibilità di aprirli sta nella disponibilità e nello spirito di iniziativa dei vari compagni.

 

4. BOLLETTINO INTERNAZIONALISTA. Un punto di arrivo di questo lavoro può essere la pubblicazione di un periodico del Comitato; la redazione di tale bollettino favorirà  a sua volta lo scambio di informazioni e materiali, il confronto di ipotesi e la chiarificazione delle posizioni.

5. LAVOREREMO PER ORGANIZZARE MANIFESTAZIONI contro la guerra, per il ritiro incondizionato delle truppe italiane, denunciando al tempo stesso anche la possibile oscillazione verso l’asse franco-tedesco dell’imperialismo italiano.

                                                                               Comitato di Lotta Internazionalista

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