CONVEGNO INTERNAZIONALISTA DI TORINO 12 GIUGNO 2005
“LA DIFFUSIONE CONCRETA DELL’INTERNAZIONALISMO:
RIFLESSIONI E PROPOSTE”
Lo scorso 12 giugno a Torino, presso la sala riunioni di corso Ferrucci 65/a, si è tenuta una riunione di circa una quarantina di compagni, provenienti da sei diverse città ( Torino, Milano, Pavia, Ivrea, Genova, La Spezia), con lo scopo di confrontarsi e discutere il problema della diffusione delle posizioni internazionaliste al giorno d’oggi. La riunione, articolatasi in una ventina di interventi tra il mattino e il pomeriggio, ha rappresentato un momento utile di riflessione e di avvio di collaborazione tra gli individui e i gruppi che hanno preso parte all’iniziativa, i quali nella maggior parte dei casi non erano mai stati in contatto prima.
Qui di seguito riportiamo una breve sintesi dei lavori del convegno. Chi desiderasse intervenire con le proprie osservazioni, o entrare in contatto più diretto con noi ricevendo il resoconto dettagliato della riunione, può farlo scrivendo all’indirizzo e-mail (redazione@lottainternazionalista.org) o telefonando ai numeri 340 3693914, 340 7754109, 339 4471969.
Nell’introduzione ai lavori si è ribadito che scopo della riunione era favorire il confronto e il coordinamento delle forze (individui o gruppi) che intendono diffondere tra le masse, nella classe lavoratrice e nella gioventù l’orientamento internazionalista. Un utile punto di partenza era dunque definire in concreto che cosa significa essere internazionalisti, per poi valutare come, con quali strumenti, questa posizione può essere trasmessa in maniera efficace.
CHE COSA. Due
discriminanti sono state individuate per definire una posizione politica
internazionalista: il riferimento alla classe e la denuncia/lotta
contro tutti gli imperialismi e innnanzitutto contro l’imperialismo di casa
propria.
Per quanto riguarda il primo punto, diversi interventi hanno sottolineato il ruolo oggettivamente rivoluzionario della classe lavoratrice, intesa come una classe internazionale. Pur sottolineando l’importanza di seguire e collegarsi se possibile alle esperienze dei paesi cosiddetti arretrati, il dibattito si è concentrato sul proletariato occidentale e italiano in particolare, sottolineando come l’attuale fase di stagnazione dell’economia abbia concrete ripercussioni sulle condizioni di vita e di lavoro, e questo deve essere terreno di intervento sindacale e politico da parte dei comunisti.
Per quanto riguarda il secondo punto, il richiamo al compito internazionalista di denunciare e, laddove possibile, combattere l’imperialismo di casa propria ha stimolato un dibattito su quale sia il principale “nemico in casa nostra”. Una serie di interventi, facenti riferimento alla situazione politica internazionale e al recente referendum sulla costituzione UE in Francia, hanno rilevato che se la nostra lotta va condotta contro le manifestazioni concrete dell’imperialismo, dalle politiche commerciali alle guerre militari, l’imperialismo italiano, con il suo apparato statale e la sua proiezione economica e militare, è tuttora il “nemico in casa nostra”, nel quale viviamo e lavoriamo.
Più di un compagno ha sottolineato la necessità di studiare e conoscere meglio la sua struttura e le sue dinamiche.
Si è inoltre fatto riferimento al ruolo sociale degli immigrati, sempre più numerosi e inseriti in maniera crescente nei più diversi strati salariati. Due immigrati che lavorano a Milano hanno portato la loro testimonianza.
In relazione alla valutazione espressa sull’Italia, si è detto che l’Europa e il suo tentativo di unificazione politica, tutt’altro che compiuta e tutt’altro che inevitabile, vanno seguiti con attenzione e ne va smascherata la loro coloritura pacifica e progressista, nella misura in cui il processo incide sulle condizioni materiali ed anche sulla percezione ideologica dei lavoratori e dei giovani.
In questo quadro, è stato sottolineato dai più, anche se con valutazioni diverse, il ruolo internazionale degli Stati Uniti. Gli USA, con la loro attuale supremazia militare, sono stati riconosciuti come il più forte imperialismo mondiale; la maggioranza degli intervenuti
ha tuttavia sottolineato che la lotta contro gli imperialismi europeo e italiano è il nostro compito primario, e non va subordinata a quella contro l’imperialismo americano. Un compagno ha sottolineato che oggi un movimento rivoluzionario in qualsiasi parte del mondo verrebbe soffocato dalla borghesia mondiale mediante un intervento militare americano.
In generale, si è convenuto sul fatto che nell’attuale fase storica la spinta dello sviluppo asiatico produce crescenti tensioni internazionali, non soltanto in aree “periferiche” (vedi Cina-Giappone), e dunque il compito internazionalista è sempre più urgente.
COME. Il dibattito sul “come” sia possibile diffondere in maniera efficace le posizioni internazionaliste è partito dalla constatazione che l’internazionalismo non è un concetto spontaneo, poiché sui luoghi di lavoro ci si scontra con le divisioni tra italiani e stranieri, precari e fissi, sulle quali la borghesia esercita la sua leva. Spontaneo è il protezionismo, come risposta contro il pericolo di licenziamenti etc. E’ inoltre difficile trasmettere la consapevolezza che lo stato
è il principale alleato della borghesia.
Come affrontare queste difficoltà?
L’esperienza già svolta dai vari compagni nelle città di appartenenza ha consentito di effettuare alcune valutazioni in merito.
Più di un compagno ha a questo proposito sottolineato l’utilità di un coordinamento di queste esperienze attraverso un comitato di lotta internazionalista, a patto che esso grazie alla qualità del suo lavoro sappia diventare punto di riferimento per giovani e lavoratori. Si è parlato di un atto “volontaristico ma necessario”, ovvero il bisogno di uscire dalla frammentazione in gruppetti e lavorare insieme, con scambio di materiali e iniziative, per approfondire in un secondo tempo le questioni tattiche e di analisi, man mano che queste si presentano.
In generale si è affermata l’importanza di un intervento nelle questioni politiche contingenti, nella maniera più capillare possibile, evitando atteggiamenti settari, tesi all’autoriproduzione dell’organizzazione. L’internazionalismo, si è detto, deve attecchire come posizione politica, e tradursi in capacità di contare nelle situazioni. Un compagno faceva riferimento al referendum sulla fecondazione assistita dello stesso 12 giugno come esempio di intervento politico tattico.
In generale, si è riconosciuto che le divergenze di analisi possono ugualmente consentire di unirsi qualora occorra svolgere delle battaglie politiche sulle quali ci si trova d’accordo, come ad esempio la denuncia del carattere imperialista della guerra in Irak e dell’intervento italiano.
Si è ribadita l’importanza del lavoro sindacale, anche in considerazione del fatto che, mancando “il” partito, quella sindacale è la risposta immediata con la quale molti lavoratori affrontano la ristrutturazione. Ciò non rimuove, ovviamente, il problema del partito e dell’internazionale; questo amplissimo tema, tuttavia, è stato appena sfiorato nel corso della riunione, e potrà (dovrà, secondo alcuni) essere oggetto di incontri ed elaborazioni future.
Si è sottolineata l’importanza di intervenire nei movimenti contro la guerra, per quanto essi siano limitati e a connotazione studentesca e piccolo-borghese.
Per quanto riguarda gli strumenti “tecnici” per una propaganda, si è affermata la necessità di disporre di mezzi variegati e duttili, non solo stampa ma anche ad esempio proiezioni, inchieste etc. Più di un compagno ha sottolineato l’importanza di adottare un linguaggio accessibile ai lettori, soprattutto i giovani (quindi per lo più digiuni di politica) e gli immigrati; si è auspicato, sull’esempio della stessa esperienza storica bolscevica (e non solo), di dotarsi di volantini, opuscoli su tematiche precise, oppure un bollettino, che permettano di declinare sui luoghi di lavoro l’analisi teorica e politica svolta.
A conclusione dei lavori del convegno, sono state rapidamente riassunte le prospettive di lavoro per l’immediato futuro, toccando cinque punti:
Ci auguriamo che questa breve sintesi della riunione svolta aiuti a comprendere che vi sono molte possibilità di contribuire allo sviluppo di posizioni politiche internazionaliste tra le masse, per quanto il lavoro da svolgere sia lungo e complesso. In questa direzione, i prossimi sabato 9 e domenica 10 luglio vedranno a Torino la presentazione di una mostra su tematiche internazionaliste, cui è correlata un’inchiesta su questioni di attualità avente lo scopo di sensibilizzare la cittadinanza sui problemi del capitalismo, dell’internazionalismo e del comunismo. La mostra e l’inchiesta sono concepite per essere riprodotte in altre città, laddove se ne presenterà l’occasione.
Il Comitato di
Torino, 6 luglio 2005